LANZAROTE ESCAPE


Avevo voglia di “svernare” in un posto caldo, vicino, economico, e piacevole, e Lanzarote faceva al caso mio. Tuttavia, perdendo l’aero, e dovendo attendere più di un giorno per il volo successivo, il mini break che andava da mercoledì a domenica (per un totale di quasi 4 giorni), si è rivelato un break nano di 2 giorni e mezzo a essere ottimisti; ecco perchè quindi “Lanzarote Escape” perchè è stata una vera e propria “scappata”! Abbiamo trascorso, come ha ripetuto più volte Giovanna, poco mamma e tutta panna, “un week end da Berlusconi”.

Una volta atterrate..”non ci potevamo credere”.. ci siamo subito dirette al nostro appartamentino presso la struttura Las Acacias in piena Puerto del Carmen, la zona più turistica di Lanzarote, per lasciare i trolley, mettere il costume e beneficiare delle ultime ore di luce! Erano le 17 ma il sole era ancora alto e caldo e leniva dolcemente quel retrogusto amaro persistente derivante dalle disavventure del giorno prima.

Finalmente ci sentivamo in vacanza, e anche se sarebbe durata poco, poco importava. Dovevamo festeggiare e Puerto del Carmen ben si presta a un po’ di movida. Il suo viale è intasato di bar, ristoranti di ogni tipo, souvenir e quant’altro.. Inaugurammo con un “indiano sull’atlantico”.

..e proseguimmo ridenti e danzanti alla Ruta 66.

Le Canarie sono famose per essere isole di origine vulcanica per questo le loro spiagge sono spesso scure, ma a Lanzarote puoi trovare anche acque cristalline e spiagge (simil)caraibiche, in particolare a sud con le sue playa Blanca, Dorada, e la più nascosta e magica playa Papagayo, immersa in una riserva naturale raggiungibile solo a piedi. 


Il tempo era dalla nostra parte, la giornata al mare è trascorsa piacevolmente tra un bagno di sale e un bagno di sole, tra una passeggiata nei negozietti e un gelato gigante.

Lanzarote è ricca di posti da visitare, e noi disponendo di veramente pochissimo tempo, ci siamo affidati a First Minute, che in una giornata ci ha scorrazzato da nord a sud, e da est a ovest, facendoci apprezzare le maggiori attrazioni dell’isola.


Dapprima ci siamo diretti a El Golfo, una sorta di lago verde smeraldo dichiarato riserva naturale, il cui colore è determinato dall’altissima presenza di organismi vegetali che vivono in sospensione.

Poi è stata la volta del giro in cammello direttamente nel parco nazionale del Timanfaya..

..che per quanto mi abbia divertita, mi ha suscitato anche dei sensi di colpa nei confronti di questi animali, poverini, e in particolare per la mia Va’Lentina, che proprio non ne voleva sapere di “scammellarci” tanto era stanca, e probabilmente vecchia!​​​

A quel punto siamo andati sul vulcano, e in particolare ci siamo fermati a vedere gli spettacoli geotermici..

Si era fatta ora di pranzo, e con soli 8 euro in più potevi gustarti un buffet nel nowhere lanzarotiano.. devo dire molto buono e al di sopra delle aspettative, dove ho potuto assaggiare piatti tipici della tradizione canaria, come la minestra di lenticchie.

Dopo pranzo ci siamo recati a La Geria, famosa per i suoi particolari vigneti. Come ben sapete Lanzarote è un’isola ventosa, per questo le vigne sono scavate nella terra..

Alla cantina El Campesin, ci siamo dati alla degustazione..

..fu subito fiesta.. e abbiamo rotto il ghiaccio con una coppia di Reggio Emilia, con cui abbiamo condiviso gran parte del tour.

Poi salimmo, come il vino.. verso il mirador del rio, a osservare l’isola dall’alto, a sentirci piccoli e grandi allo stesso tempo.. Ma le cose più belle arrivano sempre alla fine! Ultima tappa della giornata JAMEOS DEL AGUA.. un piccolo paradiso nascosto, scavato nella roccia, ad opera di Cesare Manrique, l’architetto che ha plasmato gran parte dell’isola,


Tante altre sarebbero state le cose da vedere .. come i giardini di cactus, Arrecife (la capitale), la casa di Cesar Manrique, il mercato di Teguise (solo la domenica), la cueva de los verdes.. e tante altre spiagge, e tante attività.. per questo dico che certamente dovrò e vorrò tornarci magari in combinazione con Fuerteventura e magari perdendo l’aero di ritorno.


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MAMMA ABBIAMO PERSO L’AEREO.. PER LANZAROTE

Ci sono cose che nella vita di un viaggiatore “esperto” pensi non possano MAI accadere: PERDERE L’AEREO è uno di queste! E così “persi” l’aereo, la mattina del 5 aprile 2017, una data che segnerò sul calendario, non tanto per la perdita dell’aereo in sè per sè, ma per tutta l’odissea che si è scatenata quel giorno dal momento che sono uscita di casa direzione Aeroporto G. Marconi di Bologna! Premesso e ammesso che non sono partita con troppo anticipo, avevo pertanto stimato di essere in aeroporto un’ora prima della partenza, del resto l’autostrada di notte non è trafficata, la tangenziale di Bologna meno che meno, e noi, ovvero io e mia madre, la coppia di viaggio più sfortunati di tutti i tempi (visto che ogni volta che andiamo via insieme ne succede una), dovevamo fare solo il controllo passaporti. Peccato che non avessi messo in conto:

  1. la pattuglia della polizia che mi ha pedinata per 15 km (visto che ero l’unico essere umano in circolazione a quell’ora), costringendomi ad andare ai 50 Km/h e facendomi tardare 20 minuti buoni dalla tabellina di marcia, tanto che quando finalmente sul finale hanno acceso i lampeggianti per controllarmi i documenti e/o per vedere se fossi a posto, gli ho detto piuttosto scocciata “FINALMENTE MI AVETE FERMATA!”;

  2. mia madre, “non esperta” viaggiatrice, che pretendendo di portarsi via l’armadio per andare via 3 giorni e mezzo sbagliò bagaglio, preparando una valigia da imbarco; e quindi altri 10 minuti se ne andarono nel fare la selezione degli abiti e delle scarpe per il travaso nel bagaglio a mano;

  3. infine, nella frenesia di essere strette coi tempi, nel buio della notte, tra camion e lavori autostradali, non ho imboccato l’uscita per l’aeroporto ma ho tirato dritto fino allo svincolo per Milano; e anche lì è stato altro tempo perso.

Avevo prenotato diligentemente il parcheggio P4, che è quello più lontano, quello in cui occorre aspettare la navetta che ti porta fino in aeroporto. Operazione che avrebbe richiesto altri 10/20 minuti. Chiaramente non potevamo permettercelo, e allora al diavolo la prenotazione, al diavolo se avevo già pagato, al diavolo se dovevo pagare ancora e di più per un altro parcheggio sotto l’aeroporto.

Alle 6.10 eravamo in fila (una fila assurda) per il controllo passaporti e bagagli, e lì commisi l’errore più grande! Non avevo dato troppa importanza all’orario di chiusura del gate, o meglio, l’avevo visto, ma non so perchè, l’avevo interpretato come orario di apertura, e quindi nella mia testolina “bacata” di quella mattina, pensavo che c’era ancora tempo per fare la persona per bene, e restare educatamente in fila; se fossi passata davanti a tutti, probabilmente ce l’avrei fatta; è proprio vero che a comportarsi bene ci si rimette sempre. Infatti siamo arrivate 15 minuti dopo la chiusura del gate e le hostess di Ryan Air, delle stronze allucinanti, scusate il termine, sono state irremovibili, cattive, e al limite dell’offensivo! In quel momento non ci stavo capendo più niente, guardavo la faccia di mia madre che continuava a ripetere “non ci posso credere”, guardavo le hostess che a loro volta ci guardavano come relitti sociali, mi guardavo intorno alla ricerca di un appiglio, di una speranza, di uno scherzo, e invece era tutto vero, nessuna speranza, nessun appiglio, solo i cornetti del bar e una desolazione infinita!

non ci posso credere”

Ok, abbiamo perso l’aero, in fondo ci sono cose peggiori nella vita; ma quella perdita comportò l’inizio di un’apocalisse, come se qualcuno avesse buttato giù la prima pedina della serpentina di un domino, e iniziò ad accadere di tutto. Non fu solo una perdita di aereo, ma di soldi,di tempo, e di buonumore! Dovevamo partire per una vacanza, e invece ci ritrovammo a vivere un incubo durato più di 24 ore, tanto che alla fine iniziavo ad aver paura di quel volo, perchè era come se l’universo ci dicesse “NON PARTITE”.

A cominciare dal cambio biglietto, non proprio ottimale! Dovevamo partire mercoledì 5 aprile alle 7 circa da Bologna per arrivare a Lanzarote alle 10; invece abbiamo “barattato” con una penale di 100 euro a cranio, un volo per l’indomani alle 13 da Bergamo!

non ci posso credere”

All’ufficio cambi, abbiamo conosciuto Moussa, un ragazzo africano che aveva perso il volo per Londra. Non riusciva a prendere un nuovo biglietto perchè gli mancavano 10 euro all’importo, e così ci siamo offerte di aiutarlo, pensando che con la sfortuna che ci era capitata, fare una buona azione avesse risollevato la situazione. Moussa ha passato con noi diverse ore, raccontandoci del suo paese e della sua grande famiglia, sparsa tra Africa ed Europa; sembravamo conoscerci da una vita; gli facevo tantissime domande, curiosa come sono, e mentre parlava mi chiedevo quell’incontro cosa avrebbe apportato alla mia vita.. sono un po’ così.. cerco di cogliere segni, e segnali ..si però di fumo!

In tarda mattinata salutiamo Moussa, con la promessa di rivedersi “dovequandononsisa” (tanto si dice sempre così nel momento dell’addio), per sentirmi chiamare subito dopo.. iniziavo ad essere stanca, allucinazioni ?? Nooo, era Vito, un amico di Pesaro da anni ormai trasferitosi a Bologna, che ci invitava a pranzare alla Pizzeria Vecchia Malga da lui gestito! Ci offrì una pizza, due risate e qualche complimento.

Dopo 7 ore “bloccate” all’aeroporto di Bologna, non avevamo ancora trovato il modo di raggiungere Bergamo, vivendo una sorta di crocevia tra “Mamma ho perso l’aero” e “The terminal”, quando finalmente arrivò una buona notizia! Un amico di mia madre si rese disponibilie ad accompagnarci a Bergamo, ma alle 17.30 dovevamo farci trovare alla stazione di Fidenza! Lasciammo finalmente l’aeroporto di Bologna per dirigerci in stazione, acquistare i biglietti e aspettare l’arrivo del treno.. passarono circa un altro paio d’ore!

non ci posso credere”

Arriviamo puntuali a Fidenza all’orario concordato.. ma qualcosa, stranamente (oserei dire) andò storto. L’amico di mia madre incontrò un incidente verso Parma determinando un ritardo, nonchè un ulteriore attesa, di 2 ore.

non ci posso credere”

Una giornata di attese infinite in cui le ore e le sfighe si erano dilatate e moltiplicate come i pani e i pesci ..il nostro umore era sempre più basso!

Alle 21 di quel maledetto 5 aprile ci ritravammo a Orio al Serio, convinte di passare la notte in quei “gabbiottini” a pagamento. Inutile dire che erano pieni, ovviamente.. “non ci posso credere” ..e l’amico di mia madre era ormai ripartito! Con la disperazione negli occhi e un diavolo per capello capiamo che l’ultima soluzione rimasta era andare nell’albergo più vicino all’aeroporto! Ma qui arriva il bello: a Bergamo c’era la fiera del mobile e tutti gli hotel erano pieni ..”non ci posso credere”.. !! Riuscii a trovare un ostello a Trescore Balneario (???) a 20 km da lì ..”non ci posso credere”.. Ostello delle Tre Corone! Forse era meglio quello delle tre Marie forse, che magari ci offrivano un dolcetto e pregavano per noi!

Si avvicinò un taxista, un tal Massimo, un po’ strano devo dire, o forse era la disperazione a mostrarcelo così, che con molta calma ci convinse ad accompagnarci.. evviva, altri soldi, altra attesa, altro sconforto.. ma il viaggio ci venne allietato dai racconti del taxista, episodi di vita, in particolare “inciuci” amorosi con una donna “marchignola”!

non ci posso credere”

Una volta congedato, e soprattutto pagato Massimo “the taxi driver”, ad attenderci era una camera, anzi camerata, pulita, in cui finalmente potersi stendere, un bagno in cui lavarsi, e una russa che ha “ciarlato” a lungo al telefono con non si sa chi; certamente in un’altra occasione, e con un’altra giornata alle spalle, avrei provato a mettere in pratica il mio russo, fresca di corso, e invece no, quella sera, dopo una squallida pizza take away, mi addormentai a mani incrociate pregando.

L’indomani scesi nella hall a fare colazione: l’ambiente era invitante, i proprietari gentili ed ospitali.. ho avuto una parvenza di vacanza, credendo di aver vissuto un incubo che finalmente era cessato.

Prendiamo tutte le indicazioni necessarie per arrivare in aeroporto tramite i mezzi pubblici (giusto per fare quel minimo di economia, visto che come dice mia madre “un’altra giornata così e ce ne andavamo alle Maldive”) e con i nostri trolley ci avviamo alla prima edicola del paese, paesino tra l’altro molto carino, a prendere i biglietti del bus.

Buongiorno, io vorrei…”

Spegni tutte le luci, chiudi la porta.. sta passando il carro funebre..”

In quel momento capì che l’incubo non era ancora finito, ma soprattutto, che l’aero che stavo andando a prendere sarebbe matematicamente caduto!

Raccontai quanto successo a mia madre, che rispose con una risatina tra l’isterico e l’incredulo ..“non ci posso credere” ..

Ormai eravamo arrivate fino a lì, avevamo speso tempo, denaro ed energie.. ci facemmo coraggio e andammo incontro alla morte..

Sull’aero ho pregato per circa 4 ore; l’unico momento in cui ho smesso è stato quando mia madre ha tentato la fortuna con i gratta e vinci Ryan Air, come se dopo tutte le “sfighe” in qualche modo la vita ci avesse dovuto ripagare, come nei migliori film del resto, ma aveva ragione J-Ax quando cantava anni fa “la vita non è un film”, però la vita è sorprendente.. tanto che sul mio volo uno degli stewart era un ragazzo di Pesaro, Stefan, e non so perchè, ma quell’incontro mi tranquillizzò.. perchè realizzai che l’aereo non sarebbe potuto cadere.. parola di Stefan The Cabincrew, e una volta toccata finalmente terra lanzarotiana, la vacanza partì divinamente, per quanto si sia ridotta, come dice mia mamma, a “un week end da Berlusconi”..

…ma voi l’aero l’avreste preso???

FINCHE’ LA BANCA VA.. LASCIALA ANDARE

Circa dieci anni fa iniziava la mia “avventura” nel mondo del lavoro, e per la precisione in banca! Erano gli ultimi anni di assunzioni aggressive e il destino volle, una volta diplomata in ragioneria, che ne facessi parte pure io.

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Da buona apprendista stregona (così ci definì l’allora direttore generale il giorno della consegna dei contratti) venni spedita in un paesino a 30 minuti circa dalla città ..dalla mia adorata città! Non ho nascosto un certo sgomento, ma sai,  “la gavetta” mi dicevano.. “poi vedrai che a BREVE ti avvicinano”.. ed è così che in “breve” passarono 3 anni!

Il primo giorno di lavoro mi ricordò il primo giorno di scuola; per l’ansia arrivai con un certo anticipo, e mentre mi sentivo così piccola e inadeguata spuntò Massimo il direttore, poi Marco la colonna portante della filiale, a seguire Paolo il mio “tutor”, infine Sara la vice, da poco rientrata dalla maternità. Mi misero in prima linea davanti al computer di cassa senza passare dal via  pronta a eseguire le prime transazioni . Il programma principale assomigliava a quei videogiochi anni ‘90 stile pac man, mentre il secondo programma mi faceva venire in mente quegli impiegati dei film americani seduti davanti a uno schermo nero che si mettono a scrivere parole senza senso di carattere verde, talvolta azzurrino. Mi sono sempre chiesta che razza di programmi fossero? E se veramente esistessero.. ma soprattutto a cosa servissero?

Le transazioni comunque erano e sono tante e tutte da memorizzare.. “oddio, non ce la farò mai” pensavo, oppure “chi me la fatto fare???”.. poi giorno dopo giorno entrarono nella testa, nella mani, che scorrono ormai come saette sulla tastiera, e nel parlare comune.. “allora guarda la CC40, fai l’AVIN, controlla la RAMA, verifica la PCAS ” .. ma che CAS è??? Vi chiederete! Noi bancari parliamo un gergo tutto nostro, abbiamo il fido al posto del cane e viviamo l’amore a rate a tasso variabile.

Da quel mio primo giorno iniziò a girare il mondo intorno a me: cambiavano il titolare e il vicetitolare, arrivavano colleghi di supporto per l’estate che poi se ne andavano in autunno, molti apprendisti come me erano stati avvicinati, ecc ..io invece ormai credevo che l’ufficio personale avesse dimenticato la mia matricola, e chissà in quale fardone.. o fardello!

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Eppure in quegli anni di paese e disperazione lasciai il mio cuore e il mio zampino: In primavera sbocciavano mazzi di fiori il cui bigliettino veniva firmato con il numero del conto. Le pause pranzo estive, con l’intento di mantenere la tintarella, mi stendevo nella panchina appena fuori la banca generando un vero e proprio “scandalo al sole” per ciclisti e camionisti. Avevo 19 anni e soffrivo il fatto che tutti i miei amici si divertissero al mare. In uno di quei giorni di massima afa, ricordo avvicinarmisi una sorta di Lenny Kravitz dei poveri, che pretendeva di fare un bambino bianco con me; gli spiegai che proprio bianco non sarebbe venuto, semmai cappuccino. Se ne andò deluso. In autunno avevo fatto comunella con delle donne ruspanti del luogo, e si organizzavano serata goliardiche che ricordo con sorriso e nostalgia.   D’inverno invece ne approfittavo per studiare; avevo deciso che volevo e dovevo laurearmi, e posso dirvi che di pausa pranzo in pausa pranzo (più pausa che pranzo), con 7 esami circa all’anno, riuscii a laurearmi in 5 anni.. una grande soddisfazione!

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Quando ormai la speranza stava per scadere come una CCT, un “petaloso” giorno di primavera arrivò LA Lettera di avvicinamento. Finalmente andavo a lavorare “quasi” sotto casa.

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Dal paese alla città ce ne passa, non solo in termini di strada, ma anche in termini di clientela: dal signorotto di paese che si presenta con la canotta della salute e il pelo rigoglioso e orgoglioso in bella vista, all’avvocato tutto impettito “no che non mi casca un pelo” di città, dalle comari di paese tutte casa e chiesa e “chiedo scusa”, alle signore di città “so tutto io” che sbattono saccenti le loro mani curate piene di brillanti.

Comunque, che tu lavorassi in città o in paese, vicino o lontano da casa, erano anni felici e spensierati; la crisi, quella vera, seppur alle porte, non veniva ancora percepita, e noi apprendisti, pur essendo i contratti bancari più sfigati della storia, in un momento sociale in cui i contratti di lavoro saltano per aria come kamikaze, godevamo di un buon tenore di vita,  ancora più alto rispetto alla media.

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Erano stati assunti un BOT di giovani, che avevano portato una ventata di aria fresca, nonchè un olezzo di gin tonic soprattutto il lunedì mattina, e alcune teste matte, tra le quali io, ovviamente, avevano dato vita a una serie di feste in cui anche i colleghi della capitale, e i colleghi più grandi nonchè quelli prossimi alla pensione, volevano partecipare. La voce dei nostri incontri extra bancari arrivò fino in direzione, ma niente ci venne detto, del resto stavamo facendo dell’ottimo TEAM WORKING.

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Gli anni ruggenti però si esaurirono con l’apprendistato; a distanza di 4 anni, mano a mano che venivano rinnovati i contratti in indeterminato, il clima si fece più serio, vuoi perché nel mentre eravamo cresciuti, sia bancariamente sia con l’età, e vuoi perché la crisi iniziò a farsi sentire anche dalle nostre parti; anche per una serie di eventi infelici che colpirono le banche in generale e la nostra nello specifico, e che portarono quindi a qualche “taglio”.

Ma per fortuna ci restano i clienti.. “la carta d’entità” .. “il conto contestato” .. “l’addebito della pensione” che va a braccetto con “l’accredito della bolletta” .. “mi faccia una battuta” guardi che non siamo alla sai l’ultima.. “mi dia i frutti” .. o ancor peggio “i ROTTI” (con la O aperta mi raccomando, altrimenti non vale!) ..” “la casuale del bonifico” che dopo 3 volte che te la sbagliano capisci che non è un caso .. “mi dia l’estratto conto finale” SALDO, si chiama SALDO .. “a chi devo rivolgermi per una FIDUZIONE” .. “mi SGAMBIA l’assegno” .. “signorina mi dica QUANDO c’è” ..quando c’è chi???? … insomma i clienti con i loro “sfondoni” regalano spesso emozioni tragicomiche al limite dell’irritante che accompagnano e contraddistiguono la vita del bancario!

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SUSHI DI PASQUA

Il mio uovo di Pasqua 2016 non era fatto di cioccolato, bensì di riso e pesce crudo, non conteneva regali ma un manga fatto a persona.. sto parlando di Ruri, l’amica conosciuta in Australia 2 anni prima, arrivata in Italia direttamente dal Giappone. Quale onore, non potevo chiedere di più…
Già la scorsa estate ricevetti la visita di Pauline, dal Belgio, sempre conosciuta in Australia, ma insomma parliamo di spostamenti in Europa, certamente più facili, fattibili e accessibili; per questo non mi aspettavo di ritrovarmi con normalità una giapponese in casa, ne tanto meno se lo aspettava mia nonna che ci ha ospitato 😛

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Piccolo preambolo per questo fumetto nipponico: Ruri ha 25 anni, e 2 anni fa come me decise di lasciare il Giappone ed inoltrarsi in Australia; la sua avventura è durata molto più della mia, e ha sperimentato pure le farm per guadagnarsi il secondo visto, che ha sfruttato poco visto che quasi subito dopo il primo anno ha avuto l’opportunità di lavorare per grosse navi da crociera americane. Tra un contratto e l’altro e con i soldini accantonati ha pianificato due mesi circa di viaggi e tra questi c’era il venire in Italia a trovarmi per Pasqua.

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Avvisandomi solo con una settimana di anticipo non sono riuscita a strappare ferie da passare con lei, ma certamente nei pochi giorni insieme ho dato veramente il massimo per farle “calzare questo stivaletto” in tutte le sfumature di bianco rosso e verdone!
Devo farmi i complimenti per l’organizzazione, e devo ringraziare anche Giacomo, l’amico da cui ho spedito Ruri a Bologna una volta atterrata in Italia. Giacomo è un reduce del couchsurfing e come tale con le straniere ci sa fare..eh eh eh.. sa già dove portarle, cosa consigliarle e cosa farle assaggiare; insomma dopo già un giorno e mezzo Ruri aveva visto meandri bolognesi a me sconosciuti come la Venezia di Via Rivareno. Ruri è stata entusiasta dall’accoglienza di Giacomo & friends, ed è rimasta subito colpita dai primi squarci d’Italia che la inserivano in un contesto cinematografico, inoltre si è ben presto riempita lo stomaco di tortellini, lasagne, tigelle, salumi e formaggi.
Nella settimana antecedente al suo arrivo mi sono scervellata per capire cosa fosse bello e importante vedere e con che logistica visto che avevo solo 3 giorni e un pò, e allora ho optato per un giro di castelli, fortezze e città medievali. Prima di tutto Gradara con il suo romantico castello dalle punte fiabesche e la storia tragi-amorosa tra Paolo e Francesca;  poi è stata la volta di Urbino, la cittò di Raffaello, il piccolo grande villaggio universitario;

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infine il tour è terminato a San Marino il piccolo stato nello stato a pochi km da Pesaro. Ruri, di volta in volta sempre più affascinata, era tutto un “ooooohhhhh” (tipico giapponese, come per un italiano gesticolare), mi sembrava di vedere dal vivo un cartone animato, così come per lei stare in Italia sembrava di essere in un parco giochi tematico. Il giorno di Pasqua fortunamente soleggiato, abbiamo preso le bici per una spensierata pedalata tra il lungomare e il centro storico di Pesaro. Penso che Ruri, venendo nel periodo pasquale, abbia certamente vissuto una tradizione importante del nostro paese.

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Il pranzo di Pasqua con tutta la famiglia e con un tripudio di cibo casereccio l’ha probabilmente provata, e quindi il pomeriggio ne ho approfittato per farle vedere con un dolce giretto in cabrio, le nostre viste panoramiche dal San Bartolo, in particolare Fiorenzuola e Gabicce Monte! Ogni posto in cui si andava era un pullulare di foto, perché diceva che in Italia è tutto bello da fotografare!!!
A casa la convivenza è andata piuttosto bene, la nonna Maria è diventata presto “nonna” anche per Ruri e le due, seppur non parlando la stessa lingua, si capivano a colpo d’occhio! Chiaro che anche io mi sono dilettata come interprete e traduttrice, ma non è stato mica facile! Chissà cosa sarà stato per nonna, una donna di 77 anni che nella sua vita il mondo non l’ha girato per niente, ritrovarsi degli occhi a mandorla vagare per casa..??? Pertanto alla fine pure “nonna” si era affezionata.

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A Pasquetta, il nostro ultimo giorno insieme, ho voluto regalare a Ruri una tappa obbligatoria se vieni in Italia: VENEZIA! ..e lì è stata l’apoteosi.. il vedere una persona non poter credere ai propri occhi che potesse esistere una città sospesa nell’acqua..

 

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Vivere l’Italia o anche semplicemente la mia città che vedo tutti i giorni, con una straniera, è stato interessante, perché mi ha fatto un po’ capire come veniamo visti da fuori. Un conto è girare il mondo e vantarsi del proprio paese senza comunque capacitarsi realmente di quello che abbiamo tra le mani, un conto è capire attraverso gli occhi di un turista lo stupore che può suscitare questa penisola del mediterraneo.
Dopo Bologna, Pesaro e dintorni, e Venezia, il viaggio di Ruri proseguiva indiscussamente, e anche devo dire con un certo timore per gli attentati, verso la Capitale.

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A oggi mi restano un pacco di biscotti con il Vulcano Fuji rappresentato, dei noodles, una maglietta con il famoso marchio  NIPPON OMIYAGE, una valanga di splendidi ricordi e la promessa di andare presto in Giappone per la fioritura dei ciliegi.. riuscirà la vostra gallinella ad arrivare nella terra del banzai???? Si accettano scommesse…

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Gradara d’Amore con Paolo e Francesca

“AMOR CH’AL COR GENTIL RATTO S’APPRENDE” narrava Dante  nel V Canto della sua più che Divina Commedia! Il verso si riferiva a Paolo e Francesca, la famosa coppia del castello di Gradara.

Gradara, che duellava con Verona, si è aggiudicata, con 446 voti ottenuti su Facebook in un contest indetto da SiViaggia,  il titolo di città dell’Amore. La storia di Romeo e Giulietta, nata dalla fantasiosa penna di Shakespeare, è ormai troppo conosciuta, e forse per questo ha ceduto il posto a quella di Paolo e Francesca, due amanti realmente esistiti la cui relazione resta avvolta dal mistero, affascinando ancora oggi milioni di persone.

Scopriamo meglio i loro intrighi e segreti amorosi consumati tra le mura di questo fiabesco castello!

“Francesca da Polenta era figlia di Guido Minore Signore di Ravenna e Cervia e lì viveva tranquilla e serena la sua fanciullezza , sperando che il padre le trovasse uno sposo gradevole e gentile. Siamo nel 1275 e Guido da Polenta decise di dare la mano di sua figlia a Giovanni Malatesta (detto Giangiotto Johannes Zoctus – Giovanni zoppo) che lo aveva aiutato a cacciare i Traversari, suoi nemici. Il capostipite, Malatesta da Verucchio detto il Mastin Vecchio o il Centenario, concorda ed il matrimonio è combinato. Fu detto a Guido:

“-…voi avete male accompagnato questa vostra figliuola, ella è bella e di grande anima, ella non starà contenta di Giangiotto… Messer Guido insistette: – Se essa lo vede soltanto quando tutto è compiuto, non può far altro che accettare la situazione”.  Per evitare il possibile rifiuto da parte della giovane Francesca i potenti signori di Rimini e Ravenna tramarono l’inganno.
Mandarono a Ravenna Paolo il Bello, fratello di Giangiotto. Francesca accettò con gioia ed il giorno delle nozze, senza dubbio alcuno, pronunciò felice il suo “sì” senza sapere che Paolo la sposava “artificiosamente” per procura ossia a nome e per conto del fratello Giangiotto. Pensate alla sua disperazione! Ma ben presto si rassegnò, ebbe una figlia che chiamò Concordia, come la suocera, e cercava di allietare come poteva le sue tristi giornate. Paolo, che aveva possedimenti nei pressi di Gradara, sovente faceva visita alla cognata e forse si rammaricava di essersi prestato all’inganno! Uno dei fratelli, Malatestino dell’Occhio, così chiamato perchè aveva un occhio solo dal quale però vedeva fin troppo bene, spiando, s’accorse degli incontri segreti tra Paolo e Francesca. Ed eccoci all’epilogo della nostra storia: un giorno del settembre 1289, Paolo passò per una delle sue solite visite e ‘qualcuno’ avvisò Giangiotto. Quest’ultimo che ogni mattina partiva per Pesaro ad espletare la sua carica di Podestà, che per maggior equanimità non doveva avere appresso la famiglia, per far ritorno a tarda sera, finse di partire ma rientrò da un passaggio segreto e …mentre leggevano estasiati la storia di Lancillotto e Ginevra, “come amor li strinse” si diedero un casto bacio (questo è quello che Dante fa dire a Francesca!) proprio in quell’istante Giangiotto aprì la porta e li sorprese. Accecato dalla gelosia estrasse la spada, Paolo cercò di salvarsi passando dalla botola che sitrovava vicino alla porta ma, si dice, che il vestito gli si impigliasse in un chiodo, dovette tornare indietro e, mentre Giangiotto lo stava per passare a fil di spada, Francesca gli si parò dinnanzi per salvarlo ma…Giangiotto li finì entrambi.”

Dante mette gli sventurati amanti all’inferno perchè macchiati di un peccato gravissimo, ma li fa vagare assieme: oltre la pena, che non abbiano anche quella della solitudine eterna.

Se la storia di Paolo e Francesca vi ha appassionato sappiate che è possibile segnarsi per una visita guidata che vi farà rivivere il loro amore all’interno delle stanze del castello. Inoltre potrete cenare con Paolo e Francesca prendendo parte alla cena medievale che si svolgerà il 18 Febbraio, previa prenotazione, o anche il 24 Febbraio in occasione dell’evento di Radio 2, M’Illumino di menoM’Illumino di meno, presso il ristorante Il Bacio.


La romantina cornice di Gradara ospiterà per la sua terza edizione il Wedding Italy Expo nei giorni del 11 e 12 Febbraio! Futuri sposini quindi segnate le date in agenda e tuffatevi nella magia del matrimonio. Non solo futuri sposi al Wedding Italy Expo ma anche le coppie già sposate saranno protagoniste, in particolare l’11 Febbraio, poiché saranno invitate a reindossare nuovamente l’abito nuziale, e a festeggiare San Valentino a spasso per il borgo, cenando al castello a lume di candela, rivivendo così in parte la magia del Loro Giorno.

Gradara d’Amare è un’iniziativa rivolta a tutte le coppie (sposate e non, in procinto di sposarsi e non), che hanno voglia di passare un San Valentino diverso, speciale e divertente! All’ingresso del Palazzo Rubini Vesin infatti vi attenderà il Photobus, un furgoncino Volkswagen che vi permetterà di scattare buffe foto, mentre musica, spettacoli, giochi, giro in carrozza e atmosfere romantiche batteranno come cuori pulsanti per tutta Gradara, ormai battezzata come uno dei borghi più belli d’Italia. La sera infine accendete la vostra candela dell’amore direttamente dal Grande Braciere, il cuore ardente nel centro storico di Gradara. Leggenda vuole che se la fiamma resta accesa fino alla mezzanotte, le coppie saranno avvolte dalla luce dell’amore per tutto l’anno.

Consultate il programma completo su www.gradara.org, o seguite la pagina Facebook della Pro Loco Gradara.

Tanti quindi sono gli eventi e le iniziative che si accendono di rosso a Gradara dal 10 al 24 Febbraio.

Non vi resta che dire “SI!!! Ci vado!!!”