CHICA BOBA.. la regata è femmina !

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Per chi non fa parte del mondo del mare, Chica Boba può sembrare un complimento in lingua spagnola, ma per chi è un appassionato di regate, probabilmente saprà già di cosa sto parlando.
Trattasi di una storica imbarcazione, che vede la sua nascita nel 1979 dalla penna di Carlo Sciarrelli. Il lavoro era stato commissionato da Austoni, medico milanese, per partecipare alla Ostar: la traversata atlantica in solitario. La barca, di 17.01 mt di lunghezza e 4,10 mt di larghezza è stata fabbricata nel cantiere Yacht Officine Pesaro dell’Ing. Cobau, padre di una mia carissima amica.
La partecipazione alla regata atlantica Ostar del 1981 porta l’equipaggio della Chica Boba alla vittoria nella classe motoscafi. L’imbarcazione ha poi partecipato a numerose altre regate fino al 1987 quando è ritornata in Adriatico acquistata da un gruppo di amici tra cui l’armatore Rinaldo Gasparini e viene ormeggiata nel porto di Rimini. Passa poco tempo da quando Gasparini, presidente della Renco, rileva tutte le quote e riporta l’imbarcazione a Pesaro. Con Michele Cinquepalmi, Skipper delle sue barche, ha partecipato a tutte le regate dell’Adriatico e nel ’92 decidono di partecipare alle Colombiadi nel cinquecentenario della scoperta dell’America. Nel 2001, partecipa all’Arc (Atlantic Race for Cruiser) e sfiora il record della traversata da Gran Canaria a S. Lucia (Carabi).

La caratteristica del mondo Chica Boba è il colore che lo contraddistigue.. FUXIA..
Rinaldo Gasparini, infatti voleva testimoniare simbolicamente con questo colore, l’atteggiamento di solarità e unione che c’era nell’equipaggio; proprio per onorare la memoria di Rinaldo Gasparini e mantenere viva la sua grande passione, i suoi amici hanno ideato il “The Fuxia Race”, divenuto ormai uno dei più sentiti appuntamenti velici dell’Adriatico.
Durante questa manifestazione, gli equipaggi delle varie imbarcazioni in gara, indossando tutti magliette fuxia, manifestano la loro adesione a quello spirito che ha sempre caratterizzato le imprese Chica Boba: vivere il mare al fianco di nuovi e vecchi amici uniti dalla medesima passione per la vela e l’avventura.
Rinaldo Gasparini, spesso impegnato ed impossibilitato a partecipare direttamente alle regate, ripeteva a tutti questa frase, che incarna in modo chiaro ed eloquente il suo pensiero: “Le mie barche devono navigare anche senza di me”.
Il “The Fuxia Race”, vuole mantenere questi valori, consentendo ad un sempre maggior numero di velisti di conoscere la filosofia ed il mondo Chica Boba.

Ma non solo, una delle barche Chica Boba, la Chica Magnum per l’esattezza, è costituita da un equipaggio (quasi) completamente femminile, nato nel 2008 in occasione della Pesaro – Rovigno organizzata dalla Lega Navale di Pesaro. A tal proposito ho intervisto proprio una di loro, una CHICAS, così sono chiamate, per curiosare un pò sulla vita di queste donne che attraversano il mare come lupette, che mi ha raccontato questo:
“Quando è nato il Chica Magnum, nella fase iniziale io non facevo parte del gruppo. Sono entrata un anno dopo e durante questi anni ci sono stati sia ingressi di nuove “girls” che uscite di alcuni elementi che, in quanto donne, hanno dovuto dare la precedenza ad impegni familiari e professionali. La nascita di questo gruppo è avvenuta, quasi per gioco, da una chiacchierata tra persone che condividono una passione. Per quanto riguarda la preparazione alle regate non si parla di professionismo anche se tutto viene fatto con serietà ma senza impegni programmati. Non è facile spiegare in che cosa consiste un’allenamento senza poter utilizzare il gergo tecnico, ma a grandi linee posso dire che comporta inizialmente e soprattutto la conoscenza di una barca di quella portata, alla quale si aggiunge anche la conoscenza delle “manovre” che dipendono dalle condizioni meteo.
Il team è composto da circa 15 elementi che hanno ruoli diversi e specifici.
Come funziona una regata? Ogni regata ha un suo percorso ed è sempre il meteo a farla da padrone che determina le andature (bolina, poppa, al traverso ecc.). Le regate sono tutte belle, se ti piace, e quelle che ricordi di più a volte sono le più difficili ma anche le più goderecce. Te lo immagini un equipaggio di “femmine” che hanno voglia di divertirsi?”

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….eeehhh me lo immagino si!!! tanto è che in questi anni, ho avuto l’occasione di conoscere una piccola parte di questo mondo, e mi è stato chiesto di provare, perchè comunque le regate, e gli allenamenti per le regate, come appunto spiegava prima la nostra Chicas intervistata, vengono fatte per divertimento e passione, ma può accadere che queste donne, siano impegnate nella vita privata.. e quindi insomma l’equipaggio può sempre avere bisogno di un ricambio in più.. e poi più si è meglio è..
Dunque fin’ora, ahimè, non ho avuto modo di provare, perchè già troppo impegnata.. ma magari dopo l’Australia, il Chica Boba (o meglio il Chica Magnum) potrebbe rappresentare la mia prossima sfida!

Se volete seguire le imprese di queste DonneAvventura di mare, potete cercare su fb la loro pagina, sotto il nome “Chica Magnum”.

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MOLESKINE… il taccuino dei Grandi Artisti

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Prima di questa sera non sapevo cosa fosse, poi l’ho ricevuta in regalo, con la seguente dedica: “un taccuino per disegnare, raccontare e scrivere le tue emozioni. Prima di te lo abbiamo fatto noi… Oscar Wilde, Vincent Van Gogh, Ernest Hemingway, Pablo Picasso, Bruce Chatwin..”. Mi è stata infatti regalata in vista del “viaggiodellamiavitainaustralia”, per poter fermare le mie sensazioni nero su bianco..”bella idea” ho pensato.. ma perchè non regalarmi un semplice taccuino qualunque?? perchè sottolinearmi il fatto di avere tra le mani una Moleskine ?? ..non ne capivo il valore, perchè ignoravo..
..e così, una volta a casa, mossa dalla curiosità, ho voluto approfondire il discorso !
Ho infatti scoperto che questi taccuini dal nome bizzarro, sono prodotte proprio in Italia, a Milano per l’esattezza, e vantano una storia centenaria !!
Innanzitutto, sappiamo di essere di fronte ad una vera Moleskine se il taccuino è caratterizzato da una copertina rigida o morbida di cartone rivestito, carta color avorio, pagine rilegate a punto refe, angoli arrotondati, nastro segnalibro, elastico di chiusura e tasca interna a soffietto.

Taccuini con le stesse caratteristiche degli attuali taccuini Moleskine erano già diffusi in Europa tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo grazie al lavoro artigianale di una legatoria francese che riforniva le cartolerie di Parigi. Come documentano numerose collezioni d’arte e musei, questi anonimi taccuini erano molto usati dagli artisti delle avanguardie storiche in cerca di strumenti agili su cui dipingere e scrivere mentre si trovavano nelle strade, nei caffè, in viaggio.
Il taccuino Moleskine è stato espressamente disegnato sul modello dei taccuini che Bruce Chatwin portava con sé nei suoi viaggi; tanto che poi il nome “Moleskine” compare nell’opera “Le vie dei canti” (1986), in cui Chatwin, appunto, racconta la storia del suo fornitore di taccuini.
Nel 1997 la Modo & Modo Spa, una piccola società con sede a Milano, decide di riportare in vita questo tipo di taccuino, registra il marchio Moleskine e manda in produzione 5.000 pezzi. Nel 1999 Modo & Modo Spa inizia a distribuire anche in Europa e oltreoceano, in particolare negli Stati Uniti e in Giappone. Nell’agosto 2006, il fondo di investimento francese Société Générale Capital acquista Modo & Modo Spa per investire sulla sua espansione. Il nome della società si trasforma in “Moleskine Srl”. Nell’aprile 2013 è stato quotato in Borsa il 50,17% del capitale. Secondo un articolo della rivista tedesca Brand Eins, i taccuini Moleskine sono attualmente distribuiti in 53 paesi. Il numero è in continua crescita.

I taccuini Moleskine sono disegnati in Italia e stampati, assemblati e cuciti per lo più in Cina (e ciò ha generato delle critiche da parte dei fan, dove l’azienda si è difesa dichiarando che la Cina è stata scelta per la qualità e la tradizione della loro industria cartaria, che riesce a combinare produzione industriale e artigianale), ma anche in Italia, Francia, Turchia e altri paesi. La produzione è frutto di una combinazione di lavoro artigianale a mano e lavoro industriale automatizzato. La carta è realizzata senza l’utilizzo di cloro. La carta della collezione “Folio” è certificata dal Forest Stewardship Council. Moleskine Srl afferma di investire ingenti risorse nella ricerca di sempre nuovi potenziali fornitori, secondo criteri di qualità, prezzo, logistica ed equità. Ogni componente ha un numero di controllo della qualità collegato a uno specifico lotto di produzione.

Moleskine è un marchio sostenuto da diverse comunità di appassionati che scrivono, disegnano, dipingono sui taccuini e spesso condividono immagini delle loro creazioni attraverso blog, siti web, gruppi on line, social network e galleries.
Ora sono consapevole di cosa significhi ricevere una Moleskine; significa avere la possibilità di appartenere ad un mondo di elite, significa sentirsi parte di una cerchia di grandi artisti, significa mantenere una tradizione, un modo di scrivere “alla vecchia maniera”.

Non mi resta che iniziare a scarabbocchiare la mia Moleskine.

LA “MORETTA” DI FANO

Non fatevi ingannare dal titolo, non sto parlando di una ragazza mora di Fano, bensì di un caffè.
Come la pizza, anche il caffè rappresenta un simbolo della cultura italiana; sebbene non ne sia personalmente un’amante, sono qui per riportarvi un caffè/digestivo inventato vicino alle mie parti, nello specifico a Fano, che ha assunto col tempo rilevanza internazionale, tanto da essere inserito nella lista dei “cocktail” ufficiali AIBES (associazione italiana barman e sostenitori).
La moretta nasce tra marinai e pescatori del porto di fano, i quali durante l’inverno erano soliti a correggere il caffè per riscaldarsi e rinvigorirsi prima di “buttarsi” in mare; questa correzione si è poi definita nel tempo come una miscela di anice, rum e brandy.
Ho imparato a fare la moretta durante un corso di barman, un paio di anni fa; è possibile preparare questo caffè in 2 modi: il primo, il più semplice, è quello di munirsi della miscela già pronta, scaldarla e utilizzarla col caffè all’occorrenza, la seconda, è quella di preparare manualmente la moretta seguendo questa ricetta :

Ingredienti
Sambuca
Rum
Caffe
Limoni scorzette candite o scorza grattugiata q.b.
Brandy
Zucchero

Preparazione: I 3 liquori (un cucchiaino per liquore) si scaldano insieme a due cucchiaini di zucchero e a una scorzetta di limone, fino a che lo zucchero non sarà completamente sciolto; Versare il contenuto in un bicchierino di vetro; dopodiché aggiungere il caffè espresso bollente, tenendo il bicchierino leggermente inclinato in modo da evitare che i due liquidi si mescolino tra loro. Passaggio molto importante, perché una vera Moretta si contraddistingue per i suoi tre tipici strati (partendo dal basso): liquore, caffè e cremina del caffè.

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PIZZA ROSSINI…CHE MUSICA!

Il primo articolo di questa categoria del mio blog, non potevo non dedicarlo alla pizza.. !! Simbolo internazionale del nostro paese, senza dubbio una delle prelibatezze più ricercate nel mondo; un piatto semplice, che comunque richiede una certa manualità ed esperienza per poter riuscire a sfornare una buona pizza !

In questo articolo però non vi voglio parlare della pizza.. ormai stra conosciuta sia come alimento, sia come ricetta.. ma per parlarvi di una pizza particolare: la PIZZA ROSSINI !! .. che cosa sarà mai, vi chiederete, questa pizza dal nome “musicale” ??
Piccolo cenno storico: il compositore dell’800, Gioacchino Rossini nacque e visse a Pesaro, e in suo onore la città gli ha dedicato un teatro, in cui venivano appunto riprodotte le sue opere, e una pizza.. si una pizza !! proprio perchè il musicista richiedeva questa “strana” farcitura..

La cosidetta Pizza Rossini è rintracciabile solo nel pesarese, ed è altrettanto amata solo dai pesaresi; pochi sono gli “stranieri” (e per stranieri intendo i “non pesaresi”) a cui piace questo gusto, tanto che molti, dopo aver sentito gli ingredienti, non si avventano neanche ad assaggiarla !! .. in realtà non è niente di elaborato e/o laborioso, si tratta di una semplice margherita ricoperta poi da uovo sodo a fette e maionese ! .. immagino già le vostre facce disgustate, ma vi invito a provare !

La mitica rossini accompagna la vita del pesarese non solo in una cena tra amici, ma, in versione miniatura (la cosidetta pizzetta), anche al bar o in pasticceria.. per la colazione, lo spuntino mattutino/pomeridiano e il post serata per chi torna a casa dopo una nottata in discoteca !

Questa pizza dunque non delinea solo una peculiarità alimentare di Pesaro, ma anche, per chi la mangia, un appartenenza a questa città!

Detto ciò, qui di seguito vi riporto la ricetta, semplicissima :

Ingredienti:
Per la pasta
125gr di farina
10gr lievito di birra
75ml di acqua tiepida
sale q.b
1cucchiaio e mezzo di olio extra vergine d’oliva
Per la farcitura
200gr passata di pomodoro
100gr mozzarella
50gr uovo sodo
45gr maionese

Procedimento:
Preparare l’impasto della pizza disponendo la farina a fontana e al centro mettere il lievito che avrai precedentemente sciogliolto in un po’ d’acqua tiepida, aggiungere il sale e l’olio. Incorporare la farina agli ingredienti, aggiungendo mano a mano l’acqua tiepida. Lavorare l’impasto energicamente, fino a quando non si stacca dalle dita. La pasta deve risultare morbida ed elastica al tatto. Formare una palla, infarinarla, e lasciarla lievitare in un luogo tiepido per circa 2 ore o almeno fino a quando l’impasto raddoppia di volume. Stendere la pasta su una teglia unta d’olio. Disporre la passata di pomodoro sopra la pizza, poi la mozzarella. Mettere la pizza in forno preriscaldato per 20 minuti a 250 °C. Tirare fuori quando la mozzarella sarà fusa e la pizza colorita ed aggiungere solo ora l’uovo sodo tagliato a fettine e la maionese a filo.

Ok è piuttosto pesante da digerire ma è senza dubbio la mia pizza preferita.. quel gusto mixato di pizza margherita uovo sodo e mayo creano una sorta di dipendenza; in aggiunta a ciò io provvedo ad aggiungere olive nere (rigorosamente snocciolate) e peperoncino.

Ma non è finita qui.. se ritenete che questa pizza non sia abbastanza per il vostro colesterolo, sappiate che dall’unione di Rossini e Salsiccia, a Pesaro è possibile trovare o richiedere pure la ROSSICCIA, una bomba per la gola e non solo !!

Spero di avervi messo, se non l’acquolina, almeno un minimo di curiosità..

Attendo vostri pareri a riguardo.. e buon appetito !!

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Per caso a Mumbai

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Il mio ragazzo sta finendo l’università e sta per laurearsi. Sta facendo una tesi di comparazione dei modelli distributivi delle grandi catene, come Zara, McDonald, Starbucks, SubWay, Nike, Adidas, ecc, tanto per citarne alcuni, relativamente ai modi in cui queste catene appunto si approcciano al mercato italiano, o per semplicità occidentale, e a quello indiano, o se vuoi, ai mercati delle economie in via di sviluppo;

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ha rimandato questo viaggio per troppo tempo, fino a che non si è ritrovato a inizio gennaio con la fretta di consegnare la tesi a breve e di dover quindi prendere la drastica decisione di dover partir da solo. Un bel giorno mi chiede “ma tu non riesci a venire con me?!” .. quando le mie orecchie han captato tra le righe il verbo VIAGGIARE non ci ho pensato 2 volte e mi sono subito mobilitata al lavoro per andare via una settimana; ottenute le ferie abbiamo fatto visto biglietto e prenotato l’albergo nel giro di un paio di giorni !! .. insomma come inizio 2014 una bella gita fuori porta e fuori programma in India ci stava proprio. Ovviamente sapevo bene che non sarebbe stata una vacanza all’insegna del relax.. sapevo già quello che mi aspettava, avremo dovuto girare per Mumbai ad intervistare i negozi, facendo domande e foto utili al fine della tesi del mio ragazzo (lo stesso lavoro lo avevamo fatto la settimana prima a Milano) dalla mattina alla sera; e poi l’India, a meno che non vai nelle località balneari come Goa, non è proprio la meta del turista che vuole staccare una settimana per trovare un angolo di paradiso, tutt’altro, aspettatevi l’inferno !! .. però io ero contentissima di questo viaggio, a me basta dirmi “ti porto a roccacannuccia” e già mi fai felice.. se mi porti in India che devo dire… SI PARTE!

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Abbiamo girato molto a piedi e in taxi (sono davvero tanto tanto economici), e una volta abbiamo preso pure il tuc tuc;

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in una settimana avrò visto 5 persone di pelle bianca; gli indiani non sono abituati a noi, tanto è che avevo tutti gli occhi puntati addosso, non solo dagli uomini, ma anche dalle donne.. mi sentivo quasi una venere !! ..poi capii perchè.. In india il MUST è “sbiancarsi la pelle”, sono infatti numerose le pubblicità in tv che promuovono ciò, e sono altrettanto numerosi i prodotti per arrivare ad ottenere una pelle più chiara!

Una cosa che mi ha fatto pensare, è stato il fatto che nei negozi di cosmetica accanto al prodotto, ad esempio uno shampoo, vi è posto un libretto illustrativo che spiega come lavarsi i capelli, oppure i camerieri di una qualche catena ricevono indicazioni circa i modi in cui lavarsi le mani! .. tutto questo da noi sarebbe assurdo, sono concetti che ormai sono assimilati, ci nasciamo e li diamo per scontati.. Addirittura ci sono negozietti, se così possiamo chiamarli, che vendono i campioni monodose di prodotti, che da noi invece vengono regalati o troviamo nei giornali, per 3 rupie (pari a 4 centesimi di euro), in modo di dare la possibilità a “tutti” di lavarsi almeno una volta alla settimana.

Però ci sono anche gli indiani occidentalizzati, quelli ricchi, sicuramente in minoranza rispetto alla popolazione, quelli che forse sono anche più avanti di noi.

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Loro vivono in un mondo finto, in questi alberghi 5 stelle superior al cui interno puoi trovare ristoranti di lusso, negozi di grandi marchi, discoteche, e terrazze all’ultimo piano dove guardare una Mumbai illuminata di notte che dall’alto sembra quasi bella perchè la povertà si nasconde nel buio, e gli “odori” tanto in alto non arrivano.
I ragazzi indiani ricchi, sono come noi (forse più ricchi), studiano, vanno a ballare(e quanto ballano!! altrochè i ragazzi italiani), si fanno l’amante, approcciano le ragazze o i ragazzi, si ubriacano, fumano,.. insomma si godono la vita..

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L’india è un paese con grossi contrasti dunque; viene inserito tra le economie in via di sviluppo, ma sinceramente di sviluppato ci ho visto ben poco, se non le catene delle multinazionali appunto e questi lussuosi alberghi grattacielo (dove ho pernottato anche io) che sorgono tra una baraccopoli e l’altra! .. distese infinite di baraccopoli quindi, sporcizia a gogo,

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fogne a cielo aperto, odori di putrefazione e di escrementi, tantissimi cani abbandonati e moribondi lungo la strada, un inquinamento acustico da far paura (la sera tornavo in hotel con i giramenti di testa al limite dello svenimento), bambini sudici e deperiti che ti inseguono per la strada chiedendoti l’elemosina,

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taxisti assassini che guidano senza regole (non è presente nessuna segnaletica stradale.. e io penso di aver perso almeno 10 anni di vita!) che suonano il clackson per sport, come se non ci fosse un domani (e forse veramente la vivono così), lavanderie pubbliche (e la cosa mi ha piùttosto sconvolta.. in queste pubblic laundry ci vivono almeno 5000 indiani),

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gente che dorme per strada,

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gente che defeca per strada, ecc

Potrei continuare a scrivere per ore ma nessuna delle mie parole potrà rendere troppo bene l’idea finchè non ci si ritrova sul posto.

Devo dire che io ero abbastanza preparata, cioè sapevo più o meno a quello che si sarebbe andato incontro, ma Filippo, il mio ragazzo, a quanto mi ha detto, decisamente no, lui credeva di andare in una capitale, la capitale economica dell’India, e che tutto fosse a grandi linee a posto, “pulito e ordinato”, tutt’altro, percui per lui lo shock è stato maggiore !

Però l’india, o perlomeno Mumbai, non è solo questo, insomma è colore,

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è sorrisi, è gente che se ti vede smarrito ti si avvicina a chiedere se hai bisogno, è una distesa di terra rossa dove centinaia di indiani si allenano tutti i giorni a cricket (lo sport nazionale),

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é cibo speziato (con il quale però bisogna andarci piano..),

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è sicura, perchè nonostante la grossa povertà che si avverte da ogni parte, non c’è stato momento in cui mi sia sentita in pericolo, è un ritrovarsi a chowpatty beach dopo il lavoro a respirare aria “buona” (per i loro criteri ovviamente),

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è una passeggiata “tranquilla” a Marin Drive (con milioni di macchine che sfrecciano di fianco);

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insomma l’India è un paese colorato da scoprire, da capire, da guardare, da respirare, da assaggiare,.. è un paese che fa riflettere.. ecco perchè forse l’autrice di “mangia prega ama” ha deciso di ambientare una parte del libro proprio in India !

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Devo essere sincera, non riuscirei proprio ad amalgamarmi con loro come fa la protagonista del libro; dopo una settimana a Mumbai, sebbene mi dispiacesse tornare a casa, non ne potevo più di quello stile di vita; penso che per un occidentale sia quasi impossibile vivere in certi paesi per più di un tot di tempo, devi avere uno spirito di adattamento veramente smisurato.

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Nonostante tutto, questo viaggio l’ho apprezzato tantissimo; è facile prendere e andare in vacanza al mare, te ne stai lì a farti baciare dal sole(cosa che io adoro), ti rilassi e dopo una settimana sei a casa punto e a capo e ciò che ti resta è l’abbronzatura che via via se ne va; certi viaggi invece ti segnano dentro, e ti rimangono, se non per sempre, per un bel periodo.

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Mi piacerebbe sapere se nel web qualcuno ha effettuato un viaggio spirituale in questa terra.. cosa lo ha spinto, e come è andata ..

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Mi piacerebbe sapere di chi è andato in India, quali sono state le emozioni e le riflessioni del caso.

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