I 4 MERCATI DI VALENCIA: CENTRALE, RUZAFA, COLON, CABANYAL.

Girando un po’ la Spagna negli anni, ho potuto notare con piacere la presenza di mercati dalla tradizione antica. Il mercato più datato e popolare di Spagna è quello della Boqueria, a Barcellona, altri famosi sono quello hippy di Ibiza “Es Canar”, così come a Formentera, mentre Madrid vanta un mercatino delle pulci, quello di San Miguel, che ogni anno attira milioni di turisti, a Tenerife invece potrete girare per i vari Mercadillos sparsi per tutta l’isola, oppure fare pranzo a base di pesce (e non solo) al piccolo mercado del pescado di Mahon(Minorca) e ascoltare musica dal vivo, infine se siete in giro per Alicante non perdetevi il mercato centrale, che potrete trovare molto simile anche Valencia, insieme ad altri mercati.

A Valencia infatti sono presenti 4 mercati; oltre a quello centrale, in pieno centro ovviamente, puoi trovare il mercato di Ruzafa, di Colon, e il Cabanyal.

Il mercato centrale è senza dubbio il più grande e il più antico della città, dalla struttura architettonica pregevole,

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situato in una zona ricca di ristoranti che offrono l’opportunità di cucinarti la carne o il pesce che ti sei appena comprato all’interno del mercato.

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All’interno potrete trovare prodotti alimentari di ogni tipo, dalle spezie, all’orchata, ai salumi, frutta e verdura, e tanto altro..

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Molto simile, e distante meno di 2 km a piedi da quello centrale, troviamo il mercato di Ruzafa, la cui struttura, più piccola e meno maestosa, è tuttavia piena di gente e presenta una buona offerta.

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Rimanendo ancora limitrofi al centro vi segnale il mercato di Colon, che più che un mercato è un grande portico antico dall’ambiente glamour perché riempito da barettini smart di ogni tipo; è uno dei posti che amo di più per fare brunch, anzi “almuerzo”, la domenica in tarda mattinata, sopratutto perché è possibile ascoltare musica.

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E’ l’unico mercato aperto di domenica, e questo a dimostrazione del fatto che non è un reale mercato; tuttavia, scendendo di un piano, è possibile trovare qualche negozio, ma rigorosamente chiuso la domenica.

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Se invece sei un appassionato di pesce, bè, quale miglior mercato scegliere se non quello del cabanyal situato proprio a 2 passi dalla spiaggia ???

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Ma all’interno ovviamente troverete tanto altro..

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Il Cabanyal era un borgo di pescatori e contadini, oggi è un quartiere in stato di abbandono, che contrasta con l’ordine e la pulizia della città cosmopolita e moderna. Infatti, le costruzioni che compongono questa area di valencia vengono chiamate Baraccas, il cui nome è già tutto un programma.

In conclusione, se optate un giro per i mercati di Valencia, ricordatevi che, apparte Colon, sono aperti dal lunedì al sabato dalla mattina presto al primo pomeriggio!

collaborazione fotografica: KARLA_IRAZU ..follow her on instagram

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IR DE TAPAS.. VAMOS !!!

La prima volta che sentii parlare di tapas fu nel 2008, quando andai a Ibiza. Leggevo la parola “tapas” ovunque, e morivo dalla curiosità di assaggiare questo piatto tipico.. 😛 Ma la tapas prima di tutto non è un piatto (semmai un piattino) tipico, ma un modus vivendi, o meglio, un modus “comendi”. Qui in Spagna si servono tapas ovunque, ed è proprio dalle tapas che abbiamo tratto l’arte del nostro aperitivo italiano. Dunque le “tapas” non sono altro che mini porzioni di ogni genere e di ogni varietà della cucina spagnola, servite in un orario compreso tra le 20.00 e le 22.00. Sebbene il “tapear”, ovvero andar per tapas da un sitio a un altro, sia nato per far sopravvivere gli spagnoli una volta usciti dal lavoro fino all’ora di cena, oggi è diventato spesso un modo economico per cenare, anche perchè le porzioni non sono più così tanto piccole..

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Il termine “tapa” deriva dal verbo tapar, che in spagnolo significa “coprire”.. le tradizioni popolari dicono che in passato si utilizzasse un pezzo di pane condito per riparare il bicchiere di vino dagli insetti. Un’altra credenza narra che al re Alfonso XII venne servito un bicchiere di vino coperto da una fetta di prosciutto per evitare che vi entrasse della polvere, e che una volta gustato il binomio di sapori, il sovrano non potesse più farne a meno. Gli esperti invece sostengono che nel corso del sedicesimo secolo, nella regione della Mancha, si usasse accompagnare del formaggio allo scopo di coprire il sapore di vini scadenti; Infine per altri ancora, le tapas nascono in Andalusia nell’ottocento, e servivano a smorzare il dolcissimo sapore dello Sherry.
Pertanto, in qualunque modo, epoca e luogo siano nate, io le trovo fantastiche!

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Tra tapas, montaditos, pinchos, combinate in tutte le salse, c’è davvero l’imbarazzo della scelta..

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Generalmente le si accompagna a una caña, ovvero la birra, che è la bibita più economica di Spagna (costa meno dell’acqua..incredibile!), ad un vino blanco o tinto, o al tipico “tinto de verano”, ovvero vino rosso allungato con ghiaccio, aranciata o limonata gassata.

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Proprio perché rappresenta un modo di fare tipico spagnolo, sono sempre tante le iniziative turistiche dedicate alle tapas.. ad esempio, qui a Valencia dove vivo, si è appena conclusa la V edizione di “IR DE TAPAS POR VALENCIA”, ovvero la possibilità di creare il proprio tour enogastronomico a base di tapas in giro per la città seguendo la mappa degli esercizi convenzionati con l’iniziativa, dove era possibile gustare una tapa+cana a 2,50 euro!

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Ma non disperate, perché informadosi un po’ scoprirete che questi “tapas tour”riempiono la vita della Spagna sempre, in qualsiasi periodo dell’anno; ad esempio, vi segnale la ruta de tapas fissa del mercoledì in Plaza del Cedro a 2 euro.

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Ad ogni modo, “ruta de tapas o meno”, ci sono dei localini veramente economici, che ti permettono di gustare tapas a un euro o poco più.. .. come ad esempio in zona ruzafa vi posso nominare il “porque lo digo yo” ..e se ve lo dico io.. 😉 😛

Valencia y Musica

Sono sempre tante le iniziative di questa città, e più passa il tempo, e più vegno a conoscenza di cose nuove, e più resto impressionata positivamente. Di recente infatti mi è capitato di partecipare a un paio di eventi musicali davvero suggestivi..

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Nel corso del mese di settembre e ottobre a partire dalle 19 presso la città della scienza si sono infatti tenute per sette venerdì di seguito delle serate musicali all’aperto organizzate in collaborazione con la Berklee; Berklee è l’università privata più importante al mondo dedicata allo studio di musica contemporanea, nasce a Boston nel ’45, ma nel 2011 ha aperto il suo primo campus internazionale proprio qui a Valencia (non oso immaginare la retta!!!)

La bravura dei vari gruppi composti da giovani artisti è stata certamente incrementata da un atmosfera futuristica che solo la città della scienza può regalare, sopratutto quando calano le luci della sera, e si accende quella magia frizzante!

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Questo evento si è purtroppo ormai concluso, ma se vi interessa ascoltare musica dal vivo, e ovviamente state vivendo o siete di passaggio a Valencia), sappiate che sotto i portici del mercato di Colon, ci sono concerti gratuiti tutte le domeniche (fino al 14 dicembre) a partire da mezzogiorno..

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..dove potrete ascoltare buona musica comodamente dal vostro tavolo fermandovi a bere o mangiare qualcosa in uno dei tanti barettini smart che riempiono questo mercato.

ConFusion Festival Benimaclet

Benimaclet, il quartiere di Valencia in cui vivo, è più che una semplice urbanizzazione (come le chiamano qui). Benimaclet infatti, nel passato non faceva parte della città, ma era un villaggio nei pressi di Valencia, che solo poi venne integrato ad essa; nonostante ciò, ha saputo conservare nel tempo quei caratteri personali che vanno dal mistico all’artistico, e che la rendono un quartiere fervido e particolare. Dico tutto ciò perchè il week end appena trascorso ho partecipato al BENIMACLET CONFUSION FESTIVAL..

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..iniziativa senza scopo di lucro, realizzata grazie alla collaborazione degli abitanti di questo quartiere, per promuovere la condivisione libera della propria arte..

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“Se quiere demostrar que entre todos, si cada uno comparte lo que tiene y siente, todo empieza a ser posible”.

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Nonostante fossero solo due giorni di festival, il programma era davvero ricco e sparso..c’era da perdersi, ma una volta recuperato il volantino con gli orari dei vari concerti (street music, jazz,..),

spettacoli (flamenco, improvvisazioni teatrali,..),

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laboratori (meditazione, casting per girare una pellicola proprio su Benimaclet.. cacchio me lo sono perso!!!), esposizioni artistiche,

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.. io e il mio gruppetto ci siamo incamminati per le stradine di quartiere alla ricerca dei vari siti, rintracciabili quasi come una caccia al tesoro.

Abbiamo esplorato il quartiere in lungo e in largo, bevuto caña, escuchato musica, partecipato a degli spettacoli.. il tutto per arrivare al termine di questa (con)fusion di arte, che ha preso spazio in uno spazio all’aperto, chiamato “La Nave” in cui abbiamo ascoltato una Jam Session di più di due ore!

HORCHATA DE CHUFA ..CHE PASSIONE

Vi avevo già accennato di questa “horchata”, e proprio perchè “ME GUSTA” da morire torno a parlarvene, questa volta dedicandogli un articolo esclusivo. Trattasi di una bibita rintracciabile solo in Spagna, e già sono disperata, quindi ho deciso di andare in fondo alla “chufa”, per scoprire qualcosa di più e magari trovare un modo per importarla 😉

A pochi Km da Valencia città si trova Alboraya (il cui nome, come vi ho “insegnato” nello scorso articolo, iniziante per AL, indica un’origine araba), un piccolo comune che non ha niente di speciale se non per essere il luogo in cui è nata la mia adorata HORCHATA.

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Sono andata a merendar da “Daniel”, che pare essere uno dei locali più antichi in cui gustare questa bibita energetica e preziosa per la salute..

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L’interno è grande, e dispone di ben 3 terrazze su più livelli, lo stile è davvero tipico e unico nel suo genere ..sembra di tornare indietro nel tempo!

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Ricordate che ogni volta che ordinerete un’horchata vi verrà chiesto se la preferite “liquida o granizada (o mista)?”, ed è quasi d’obbligo accompagnare la bibita ad uno (o più) farton, ovvero una sorta di brioche vuota dalla forma allungata che talvolta puoi trovare ripieno e/o ricoperto di cioccolata o in altre variegature.

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Ma questa chufa che cos’è in realtà ??.. ecco che superato il piccolo centro cittadino, si apre la campagna di Alboraya, dove è possibile osservare campi di diverse culture e di chufa, coltivate a la huerta, ovvero tramite un sistema a rotazione introdotto proprio dagli arabi.

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..insomma la chufa non è altro che un tubero..

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..e in qualche orchateria è possibile acquistare sacchetti di chufa per provare a (ri)produrre la propria orchata da casa..

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Sebbene non abbia (ancora) trovato il modo di importarla, intanto mi sono comprata un pacchetto, non si sa mai..

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Sappiate che questa horchata è talmente importante che ne esiste un museo! All’interno protrete capire il significato di una tradizione nata più di 200 anni fa, e apprendere come si elabora l’orchata, come si coltiva la chufa, e come si commercializza.
Il museo si trova all’interno di un country house spettacolare, in direzione Port Saplaya. Per questo ne ho approfittato poi per visitare questo altro piccolo centro marittimo che mi è stato consigliato più volte. Colgo l’occasione per spendere 2 righe a riguardo di Port Saplaya, che i valenciani si azzardano a chiamare “pequeña Venezia”.. dico azzardano perché, per quanto questo sitio sia delizioso, con Venezia non ha molto a che vedere.

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Comunque ne consiglio una visita, una gita domenicale, magari raggiungedola in bicicletta o attraverso una lunga passeggiata sulla sabbia dalla Malvarossa, e magari fermatevi a bere un’horchata da Toni, altro locale cult per l’orchata, a ridosso della spiaggia.

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