PORTOGALLINELLO’S TOUR

La vacanza che ha senza dubbio segnato l’estate 2015 è stata quella in Portogallo; Notevoli sono state le cose viste e fatte, tanto da sembrare di essere partita per un mese, eppure si è trattato di un tour di soli 6 giorni, breve ma intensinsissimo.

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Iniziamo a dare qualche numero 😛 : 2 blogger all’avventura, “la gallinella in fuga” e “anny with the trolley”, 2 città differenti di arrivo e partenza, 5 alberghi in 6 giorni, 10 località visitate, 1250 km (circa) on the road tra nord centro e sud del Portogallo a bordo della nostra “black panther” a noleggio (riportata accuratamente rigata.. fortuna la KASKO!!!).

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Il nostro giro comincia a Braga, piccola città nel nord a un’oretta da Porto; raccolta, pulita, nuova.. sono i 3 aggettivi che potrei affibbiargli per riassumere al meglio quella che è stata ribattezzata la Roma portoghese. A Braga è iniziata anche la saga dell’acquisto cartoline, si perchè io e Annalisa ci siamo impegnate a spedire una cartolina al giorno, cioè una per tappa, giusto per dare un tocco vintage alla vacanza.

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A parte un giro per il delizioso centro in cui abbiamo fatto subito amicizia con SuperBock, la birra nazionale,  e bocconcini di varie farciture, non perdetevi il santuario del Bom Jesus, appena fuori città, che ha saputo zittire anche un’anti religione come me.. ma solo per la lunga scalinata eh 😛

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Di Porto, “Omeglio Oporto”, mi viene in mente, oltre la storica e particolare stazione ricoperta di azulejos, lo spettacolare panorama ammirabile dal suo “imponente ponte”;

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qui si apre la inebriante zona del Douro, il fiume che attraversa la città, il cui nome è già tutto un programma; attorno ad esso si moltiplicano infatti cantine su cantine dove poter degustare e degustare (fino a essere “douri” appunto)

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..magari accompagnati dalla triste ma dolce melodia del Fado, quello che in origine era il canto delle mogli che piangevano la partenza dei loro uomini, diventata una musica simbolo della tradizione portoghese.

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Lungo il fiume sono attraccati i “rabelos” ovvero le vecchie imbarcazioni con le quali veniva trasportato il vino in passato.. e se dopo un pomeriggio a bere “porto” siete ancora in vena di girare, la sera perdetevi tra le pittoresche e colorate viuzze di Ribeira alla ricerca di ristorantini tipici in cui mangiare il bacalau, o una bifana, che non è una befana ma un panino di carne..

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o, perchè non farsi una francesina, che non è una ragazza francese, ma un toast/”bomba a mano” farcito di carne, formaggio, uovo, sugo di pomodoro e patatine fritte..

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Dopo i primi 2/3 giorni passati a fare le turiste in giro per città, finalmente approdiamo in Algarve, a la “praia”;

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davvero non mi aspettavo un’acqua così limpida, chiara, azzurra.. pertanto fredda, ma tonificante, importante dopo tutti i km a piedi dei giorni prima, e visto che le “chapet” erano indurite da ore alla guida.

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Come non ammettere che al mare c’è tutto un altro clima, non parlo di temperature, ma di atmosfera ..c’è il vero odore di vacanza e di festa; non a caso, il tempo di stendere il mio telo “Birra Moretti”, così tanto per creare un pò di SuperBock competition, e c’era già l’harem intorno alle 2 bloggers.

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Più tardi ci aspettava la folle notte di Albufeira, iniziata con un mojito da asporto, e ancora non conclusa stando alla nosrtra memoria; anche in quella occasione siamo uscite con l’impegno della cartolina.. l’unica che di 6, a distanza di un mese, ancora non risulta pervenuta.. va a capire in che buca delle lettere abbiamo creduto di averla infilata!

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Anche il Portogallo dispone di una sua piccola Porto Cervo, se vogliamo.. a Vila Moura una volta parcheggiato lo yacht si scende per un giretto nel ricco centro cittadino, per una bottiglia di champagne e piatti di pesce.. proprio come me e Annalisa, che abbiamo sbucciato l’uovo sodo rubato la mattina in albergo, accompagnato da una cisterna di sangria.. mi repello solo a ripensarci.. ma andavamo a risparmio 😛

Sebbene le spiagge mi siano apparse molto simili tra loro, non generalizziamo l’Algarve, perchè una volta giunti a Sagres vi accorgerete di essere in un ambiente del tutto diverso. Qui la costa è molto esposta alle correnti, e per questo viene riconosciuta come il paradiso del surfista, ed è stato impossibile non imbattersi in una surf house che ci ha accolto con festa bbq (per un attimo mi è sembrato di essere a Byron Bay, Australia ..aahh saudade!).

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Sagres era stata scelta per poter fare tappa al faro di Cabo Sao Vicente, per l’ora del tramonto..

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ammirare il calar del sole da quella costiera a strapiombo sull’oceano che ti fa sentire piccola e inerme, con faro e luna sulla sfondo, e ovviamente una SuperBock a portata di mano (giusto per non farsi prendere dal panico delle vertigini) è stato il massimo della giornata!

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Una volta lasciato definitivamente l’Algarve, ma prima di entrare a Lisbona (ultima tappa del Portogallinello’s tour) ci siamo divertite a girarci un pò intorno.. Cabo da Roca, Sintra e Cascais.

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Cabo da Roca è il punto più a ovest dell’Europa, in cui si trova un altro faro, al di sotto del quale, raggiungibile a piede dopo una lunghissima camminata, c’è la praia da ursa, la spiaggia dell’orsa, a quanto pare nudista/naturista..MAI RAGGIUNTA!!!

Sintra è famosa per la sua ambientazione medievale, e per i suoi castelli.. ma io che non amo nè castelli, ne medioevo non sono rimasta troppo folgorata.. è una question di gusti! Cascai è la Milano Marittima della situazione con un mare pessimo.. decisamente bocciata!

Lisbona ci ha accolto con il suo lungo ed emozionante ponte “25 aprile”; alle spalle il saluto del Cristo Rei, inaugurato nel 1959, a seguito dell’idea dell’Arcivescovo di Lisbona che nel 1934 dopo un viaggio in Brasile fu ispirato dal più famoso Cristo Redentore di Rio de Janeiro.

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A Lisbona non eravamo sole ci aspettava una guida eccezionale: Erica, amica italiana che vive da qualche mese lì.

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Avevamo solo un giorno a disposizione per visitare la città, e la ragazza è stata bravissima a mostrarci i vari miradouri sparsi per LISHBOA, ovvero ampie terrazze naturali in cui ammirare la città da diversi punti,  la pink street (la via dei locali), il lungo fiume, il centro..

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in particolare ricordo il quartiere Alfama (da visitare con il famoso tram n.28), conosciuto per essere stato nel passato una sorta di zona a luci rosse, uno dei pochi quartieri a essere sopravvissuto al terremoto del 1755, il cui accaduto mise in discussione i vari bigottoni del tempo;

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poi certo non ci siamo fatte mancare una tappa alla torre di Belem,

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..ma senza addentrarci perchè abbiamo preferito testare l’omonima pasticceria di Patei du Belem.

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Abbiamo chiuso il tour in bellezza davanti a una piastra bollente in cui scaldare una mega bistecca, in compagnia di altri viaggiatori, incontrati per caso durante la lunga fila per entrare a Cabacas.. 1 ora di attesa (che rifarei) che ci ha portato a cenare con 2 canadesi, 1 koreano, 2 portoghesi e altri 2 italiani..

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..da lì si può proseguire verso Rua Atalaia, la via (e dintorni) per eccellenza in cui trovare micro locali distinti tra loro, per passare una divertentissima serata..

Insomma che dire.. è stato un viaggio alla scoperta del Portogallo tra mare e città, gusto e cultura, sole e soprattutto saudade.

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