48 HOURS LONDON

Italiano lui, ungherese lei, sono una coppia ormai confermata e in procinto di.. eh eh, che vive a Londra ormai da qualche anno perché lavorano presso prestigiose aziende della City. Di chi sto parlando ??? Di Laura e Luigi, gli amici che mi hanno permesso di vivere 48 wonderful hours a Londra. La loro piccola ma accogliente dimora è a Paddington, la cui stazione è lo snodo nevralgico di molti lavoratori che arrivano da fuori città, dove ci lasciano poi le loro biciclette.. rimasi shoccata dalla distesa infinita di 2 ruote!
Paddington è anche una zona attraversata da un canale artificiale;   percorrendo le sue sponde è possibile vedere ville meravigliose, e passare di fronte allo Zoo;   se sei fortunato potrai ammirare branchi di iene o cinghialotti Pumba style; se sei sfortunato invece puoi imbatterti in un gruppetto di giovanotti che fuma il crack sotto un ponte 😦 .. continuando il percorso si arriva a Little Venice, anche se in realtà io la chiamerei Little Amsterdam visti i numerosi battelli colorati rintracciabili lungo i canali olandesi, e non veneziani.   A un certo punto bisogna abbandonare il canale, e da lì, poco distante, è possibile salire la cima di Prime Rose Hill da cui vedere tutta la sky line londinese.   Prime Rose Hill è un quartiere posh residenziale, curato e tranquillo, ma non lontano c’è la punkettara Camden Town, nota anche per essere il quartiere d’origine di Amy Winehouse che, sebbene sia abbastanza fuori città, con il suo estroso mercatino di suoni colori e sapori, richiama ogni giorno milioni di turisti.  Altro mercatino interessante è stato quello di Greenwich.   Ogni volta rimango colpita dalla varietà gastronomica “assaggiabile”: bancarelle da tutto il mondo propongono le loro specialità, e con un pasto potresti vivere volendo un viaggio “gustosensoriale” che va da Milano a Hong Kong, come direbbe la Giusy Ferreri. Insomma l’Expo 2015 era già stato inventato !!! Tuttavia la vera scoperta sono stati i piatti ungheresi che Laura ha cucina per me la prima sera, a base di Chicken Paprika e Galuska.. una delizia.. per non parlare del dolce, il kurtoskalacs.. non gli avevo dato “due lire” inizialmente, poi è successo che me ne sono fatta fuori quasi uno da solo. Non mi sono fatta mancare neanche un buon fish and chips.. una vera droga per me, purtroppo e per fortuna non rintracciabile in Italia.  Nonostante i kg di cibo mangiati, siamo rimasti in forma grazie ai 34 km di strada camminati.. specialmente sabato quando abbiamo attraversato diversi “parks”, tra cui, il più noto Hide Park,   per passare davanti a Buckingam Palace, Westmister, prendere la metro, e raggiungere Greenwich; la capitale del tempo e delle pie’n mash, si affaccia sulle sponde del Tamigi, vantando forti legami con il mare, la scienza e i sovrani, e dove il Royal Observatory e il National Maritime Museum sono protetti dall’UNESCO.

 Quando cala la notte scatta la London’s night out.. e allora vicino casa puoi fermarti per un locale di Portobello Road, la famosa via del mercatino vintage di Notting Hill, pressoché irriconoscibile senza bancarelle, oppure via verso Oxton, la zona meno turistica dove incrociare più inglesi puro sangue, o infine la modaiola Piccadilly Circus con i suoi locali a tema.. come il Wahiki, dove passai un sabato sera tropicale.   In queste serate ho scoperto che rischi di andare a letto senza cena se vai al ristorante per le 21, che devi metterti assolutamente in lista per entrare in un locale, che i barman, dopo aver pagato un sacco di soldi per imparare quelle arti, possono fare quel mestiere come il Signore comanda, con tanto di giochi acrobatici, e che le ragazze rumene si spacciano, che fa figo, per italiane, perché il rumeno, essendo lingua neolatina viene appresa facilmente da questa popolazione..   A Londra è facile conoscere gente ma è altrettanto facile e normale anche incontrare la compagna universitaria di Bergamo che non vedi da una vita.. “siamo tutti a Londra questo week end” ho esordito quando scoprii via Facebook, che anche il mio scrittore preferito italiano, Luca Bianchini, era a Londra, in cui recentemente ha scritto tra l’altro uno dei suoi romanzi “Dimmi che credi nel destino”..t’immagini se lo incontravo ??? Non ho avuto questa chance ma ho vinto 40 pounds al monopoly scratchcard.. tiè!  In una città come Londra è facile trovare soggetti bizzarri.. da quella che esce in pigiama, a quellO che esce da quellA, da quelli che si vestono da lord inglesi per chi sa quale occasione se non quella di riempirsi di birra al primo pub magari.. e poi ci sono io col mio cappellino a doppio pon pon in stile topolino che ha letteralmente VINTO.. vi giuro non me l’aspettavo.. mi sentivo MOLTO osservata!   Strano per essere in una città in cui nessuno fa caso a te, e non era una sensazione, lo dimostra il fatto che più di una persona ha voluto informazioni sul MIO cappello 😛 Ho detenuto lo scettro fino all’aeroporto di Bologna quando una cinese mi ha spodestato col suo berretto con visiera con tanto di cornetti da diavoletto!

Laura e Luigi sono stati molto carini con me, e mi hanno fatto morire dal ridere, Lei con le sue parole ungheresi, come PATOTGATOT ARIZA (i pop corn), e Lui con i suoi detti in inglese maccheronico, come “no trip for cats” (non c’è trippa per gatti).  Sono stata fortunata che non è piovuto.. e sono stata emozionata quando entrando in un pub di Greenwich, suonava l’inno di mameli per una partita della nostra nazionale di rugby ..per concludere posso solo dirvi che 48 ore a Londra s’hanno da fà..