MAMMA ABBIAMO PERSO L’AEREO.. PER LANZAROTE

Ci sono cose che nella vita di un viaggiatore “esperto” pensi non possano MAI accadere: PERDERE L’AEREO è uno di queste! E così “persi” l’aereo, la mattina del 5 aprile 2017, una data che segnerò sul calendario, non tanto per la perdita dell’aereo in sè per sè, ma per tutta l’odissea che si è scatenata quel giorno dal momento che sono uscita di casa direzione Aeroporto G. Marconi di Bologna! Premesso e ammesso che non sono partita con troppo anticipo, avevo pertanto stimato di essere in aeroporto un’ora prima della partenza, del resto l’autostrada di notte non è trafficata, la tangenziale di Bologna meno che meno, e noi, ovvero io e mia madre, la coppia di viaggio più sfortunati di tutti i tempi (visto che ogni volta che andiamo via insieme ne succede una), dovevamo fare solo il controllo passaporti. Peccato che non avessi messo in conto:

  1. la pattuglia della polizia che mi ha pedinata per 15 km (visto che ero l’unico essere umano in circolazione a quell’ora), costringendomi ad andare ai 50 Km/h e facendomi tardare 20 minuti buoni dalla tabellina di marcia, tanto che quando finalmente sul finale hanno acceso i lampeggianti per controllarmi i documenti e/o per vedere se fossi a posto, gli ho detto piuttosto scocciata “FINALMENTE MI AVETE FERMATA!”;

  2. mia madre, “non esperta” viaggiatrice, che pretendendo di portarsi via l’armadio per andare via 3 giorni e mezzo sbagliò bagaglio, preparando una valigia da imbarco; e quindi altri 10 minuti se ne andarono nel fare la selezione degli abiti e delle scarpe per il travaso nel bagaglio a mano;

  3. infine, nella frenesia di essere strette coi tempi, nel buio della notte, tra camion e lavori autostradali, non ho imboccato l’uscita per l’aeroporto ma ho tirato dritto fino allo svincolo per Milano; e anche lì è stato altro tempo perso.

Avevo prenotato diligentemente il parcheggio P4, che è quello più lontano, quello in cui occorre aspettare la navetta che ti porta fino in aeroporto. Operazione che avrebbe richiesto altri 10/20 minuti. Chiaramente non potevamo permettercelo, e allora al diavolo la prenotazione, al diavolo se avevo già pagato, al diavolo se dovevo pagare ancora e di più per un altro parcheggio sotto l’aeroporto.

Alle 6.10 eravamo in fila (una fila assurda) per il controllo passaporti e bagagli, e lì commisi l’errore più grande! Non avevo dato troppa importanza all’orario di chiusura del gate, o meglio, l’avevo visto, ma non so perchè, l’avevo interpretato come orario di apertura, e quindi nella mia testolina “bacata” di quella mattina, pensavo che c’era ancora tempo per fare la persona per bene, e restare educatamente in fila; se fossi passata davanti a tutti, probabilmente ce l’avrei fatta; è proprio vero che a comportarsi bene ci si rimette sempre. Infatti siamo arrivate 15 minuti dopo la chiusura del gate e le hostess di Ryan Air, delle stronze allucinanti, scusate il termine, sono state irremovibili, cattive, e al limite dell’offensivo! In quel momento non ci stavo capendo più niente, guardavo la faccia di mia madre che continuava a ripetere “non ci posso credere”, guardavo le hostess che a loro volta ci guardavano come relitti sociali, mi guardavo intorno alla ricerca di un appiglio, di una speranza, di uno scherzo, e invece era tutto vero, nessuna speranza, nessun appiglio, solo i cornetti del bar e una desolazione infinita!

non ci posso credere”

Ok, abbiamo perso l’aero, in fondo ci sono cose peggiori nella vita; ma quella perdita comportò l’inizio di un’apocalisse, come se qualcuno avesse buttato giù la prima pedina della serpentina di un domino, e iniziò ad accadere di tutto. Non fu solo una perdita di aereo, ma di soldi,di tempo, e di buonumore! Dovevamo partire per una vacanza, e invece ci ritrovammo a vivere un incubo durato più di 24 ore, tanto che alla fine iniziavo ad aver paura di quel volo, perchè era come se l’universo ci dicesse “NON PARTITE”.

A cominciare dal cambio biglietto, non proprio ottimale! Dovevamo partire mercoledì 5 aprile alle 7 circa da Bologna per arrivare a Lanzarote alle 10; invece abbiamo “barattato” con una penale di 100 euro a cranio, un volo per l’indomani alle 13 da Bergamo!

non ci posso credere”

All’ufficio cambi, abbiamo conosciuto Moussa, un ragazzo africano che aveva perso il volo per Londra. Non riusciva a prendere un nuovo biglietto perchè gli mancavano 10 euro all’importo, e così ci siamo offerte di aiutarlo, pensando che con la sfortuna che ci era capitata, fare una buona azione avesse risollevato la situazione. Moussa ha passato con noi diverse ore, raccontandoci del suo paese e della sua grande famiglia, sparsa tra Africa ed Europa; sembravamo conoscerci da una vita; gli facevo tantissime domande, curiosa come sono, e mentre parlava mi chiedevo quell’incontro cosa avrebbe apportato alla mia vita.. sono un po’ così.. cerco di cogliere segni, e segnali ..si però di fumo!

In tarda mattinata salutiamo Moussa, con la promessa di rivedersi “dovequandononsisa” (tanto si dice sempre così nel momento dell’addio), per sentirmi chiamare subito dopo.. iniziavo ad essere stanca, allucinazioni ?? Nooo, era Vito, un amico di Pesaro da anni ormai trasferitosi a Bologna, che ci invitava a pranzare alla Pizzeria Vecchia Malga da lui gestito! Ci offrì una pizza, due risate e qualche complimento.

Dopo 7 ore “bloccate” all’aeroporto di Bologna, non avevamo ancora trovato il modo di raggiungere Bergamo, vivendo una sorta di crocevia tra “Mamma ho perso l’aero” e “The terminal”, quando finalmente arrivò una buona notizia! Un amico di mia madre si rese disponibilie ad accompagnarci a Bergamo, ma alle 17.30 dovevamo farci trovare alla stazione di Fidenza! Lasciammo finalmente l’aeroporto di Bologna per dirigerci in stazione, acquistare i biglietti e aspettare l’arrivo del treno.. passarono circa un altro paio d’ore!

non ci posso credere”

Arriviamo puntuali a Fidenza all’orario concordato.. ma qualcosa, stranamente (oserei dire) andò storto. L’amico di mia madre incontrò un incidente verso Parma determinando un ritardo, nonchè un ulteriore attesa, di 2 ore.

non ci posso credere”

Una giornata di attese infinite in cui le ore e le sfighe si erano dilatate e moltiplicate come i pani e i pesci ..il nostro umore era sempre più basso!

Alle 21 di quel maledetto 5 aprile ci ritravammo a Orio al Serio, convinte di passare la notte in quei “gabbiottini” a pagamento. Inutile dire che erano pieni, ovviamente.. “non ci posso credere” ..e l’amico di mia madre era ormai ripartito! Con la disperazione negli occhi e un diavolo per capello capiamo che l’ultima soluzione rimasta era andare nell’albergo più vicino all’aeroporto! Ma qui arriva il bello: a Bergamo c’era la fiera del mobile e tutti gli hotel erano pieni ..”non ci posso credere”.. !! Riuscii a trovare un ostello a Trescore Balneario (???) a 20 km da lì ..”non ci posso credere”.. Ostello delle Tre Corone! Forse era meglio quello delle tre Marie forse, che magari ci offrivano un dolcetto e pregavano per noi!

Si avvicinò un taxista, un tal Massimo, un po’ strano devo dire, o forse era la disperazione a mostrarcelo così, che con molta calma ci convinse ad accompagnarci.. evviva, altri soldi, altra attesa, altro sconforto.. ma il viaggio ci venne allietato dai racconti del taxista, episodi di vita, in particolare “inciuci” amorosi con una donna “marchignola”!

non ci posso credere”

Una volta congedato, e soprattutto pagato Massimo “the taxi driver”, ad attenderci era una camera, anzi camerata, pulita, in cui finalmente potersi stendere, un bagno in cui lavarsi, e una russa che ha “ciarlato” a lungo al telefono con non si sa chi; certamente in un’altra occasione, e con un’altra giornata alle spalle, avrei provato a mettere in pratica il mio russo, fresca di corso, e invece no, quella sera, dopo una squallida pizza take away, mi addormentai a mani incrociate pregando.

L’indomani scesi nella hall a fare colazione: l’ambiente era invitante, i proprietari gentili ed ospitali.. ho avuto una parvenza di vacanza, credendo di aver vissuto un incubo che finalmente era cessato.

Prendiamo tutte le indicazioni necessarie per arrivare in aeroporto tramite i mezzi pubblici (giusto per fare quel minimo di economia, visto che come dice mia madre “un’altra giornata così e ce ne andavamo alle Maldive”) e con i nostri trolley ci avviamo alla prima edicola del paese, paesino tra l’altro molto carino, a prendere i biglietti del bus.

Buongiorno, io vorrei…”

Spegni tutte le luci, chiudi la porta.. sta passando il carro funebre..”

In quel momento capì che l’incubo non era ancora finito, ma soprattutto, che l’aero che stavo andando a prendere sarebbe matematicamente caduto!

Raccontai quanto successo a mia madre, che rispose con una risatina tra l’isterico e l’incredulo ..“non ci posso credere” ..

Ormai eravamo arrivate fino a lì, avevamo speso tempo, denaro ed energie.. ci facemmo coraggio e andammo incontro alla morte..

Sull’aero ho pregato per circa 4 ore; l’unico momento in cui ho smesso è stato quando mia madre ha tentato la fortuna con i gratta e vinci Ryan Air, come se dopo tutte le “sfighe” in qualche modo la vita ci avesse dovuto ripagare, come nei migliori film del resto, ma aveva ragione J-Ax quando cantava anni fa “la vita non è un film”, però la vita è sorprendente.. tanto che sul mio volo uno degli stewart era un ragazzo di Pesaro, Stefan, e non so perchè, ma quell’incontro mi tranquillizzò.. perchè realizzai che l’aereo non sarebbe potuto cadere.. parola di Stefan The Cabincrew, e una volta toccata finalmente terra lanzarotiana, la vacanza partì divinamente, per quanto si sia ridotta, come dice mia mamma, a “un week end da Berlusconi”..

…ma voi l’aero l’avreste preso???

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